FAQ

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Il Piano

Next Generation EU (NGEU) è un piano da € 750 miliardi che ha l’obiettivo di rilanciare l’economia europea dopo la pandemia di COVID-19 e di renderla più verde e digitale.

Il PNRR contribuirà allo sviluppo del Paese generando una crescita economica sostenibile ed inclusiva. L’impatto del programma in termini di maggiore PIL reale è compreso tra il 12,7 per cento e il 14,5 per cento nell’arco dei sei anni del piano.

Nell’ambito del PNRR gli enti locali sono uno dei Soggetto Attuatori individuati dall’art. 9 DL 77/2021 degli interventi finanziati con la responsabilità di avviare delle attività di progetto finanziato, individuare attraverso procedure di affidamento i soggetti realizzatori come fornitori e professionisti. Gli enti locali, anche in forma aggregata per alcune misure, possono essere coinvolti nel piano come titolari di specifiche progettualità (attuatori/beneficiari), afferenti materie di competenza istituzionale ed essere responsabili per la loro concreta realizzazione (es. asili nido, progetti di rigenerazione urbana, edilizia scolastica, interventi per il sociale). Inoltre, gli enti locali possono essere chiamati a partecipare a iniziative finanziate dall’Amministrazione centrale che destinano agli Enti locali risorse per realizzare progetti specifici che contribuiscono all’obiettivo nazionale (es. in materia di digitalizzazione).

Per un approfondimento, consultare il documento https://italiadomani.gov.it/content/dam/sogei-ng/documenti/COMUNI%20E%20LE%20CITT%C3%80%20NEL%20PNRR.pptx 

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Le missioni e le priorità trasversali

Le sei Missioni rappresentano le aree di intervento principali del Piano e sono: Digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Infrastrutture per una mobilità sostenibile; Istruzione e ricerca; Inclusione e coesione; Salute.

Le priorità del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono la realizzazione della transizione ecologica e digitale, e il recupero dei ritardi che storicamente penalizzano il Paese, relativi ai giovani, alla parità di genere e al divario territoriale.

La digitalizzazione e l'innovazione sono gli strumenti necessari per modernizzare il Paese e riguardano lo sviluppo tecnologico dei processi produttivi, delle infrastrutture, della scuola, delle amministrazioni, degli edifici e della sanità.
Lo sforzo di digitalizzazione e innovazione riguarda trasversalmente tutte le iniziative del Piano e agisce su più elementi chiave del nostro sistema economico, tra cui: la connettività per i cittadini, le imprese e le pubbliche amministrazioni e la valorizzazione del patrimonio culturale e turistico italiano.

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Le risorse

L'Unione Europea ha stanziato € 750 mld, di cui € 191,5 mld per l'Italia, grazie a sovvenzioni e prestiti dell'RRF (Recovery and Resilience Fund). L'integrazione di € 30,6 mld, da parte dell'Italia, avviene mediante il ricorso ad un Fondo Complementare, finanziato direttamente dal bilancio.

Per finanziare il PNRR italiano, approvato dalla decisione del Consiglio dell’8 luglio 2021, sono state messe a disposizione dall’Unione Europea risorse pari a 191,5 mld di euro, composti da 68,9 mld di euro finanziati da sovvenzioni a fondo perduto (grants) e 122,6 mld di euro finanziati tramite prestiti (loans). Per maggiori informazioni è disponibile la pagina di approfondimento https://italiadomani.gov.it/it/il-piano/Risorse/le-risorse-per-la-crescita/il-quadro-finanziario-del-pnrr.html .

Il PNRR contribuirà allo sviluppo del Paese generando una crescita economica sostenibile ed inclusiva. L’impatto del programma in termini di maggiore PIL reale è compreso tra il 12,7 per cento e il 14,5 per cento nell’arco dei sei anni del piano.

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Il principio DNSH

I bandi e gli avvisi afferenti alle misure del PNRR devono essere ispirati da principi generali quali: rispettare il principio del contributo all’obiettivo climatico e digitale (c.d. tagging), se richiesto dalla specifica misura; prevedere il conseguimento M&T, con eventuale previsione di clausole di riduzione o revoca contributi; non comportare un “doppio finanziamento”; assolvere agli obblighi in materia di comunicazione e informazione e monitoraggio.

Le Amministrazioni titolari di interventi del PNRR indirizzano, a monte del processo, gli interventi in maniera che essi siano conformi al principio del DNSH inserendo gli indicazioni specifiche , in particolare negli atti programmatici di propria competenza, come l’adozione di liste di esclusione e/o criteri di selezione utili negli avvisi per il finanziamento di progetti. Le Amministrazioni titolari raccolgono le informazioni necessarie per la rendicontazione di ogni singola milestone e target delle condizioni collegate al principio del DSNH e la documentazione necessaria per eventuali controlli. Per maggiori informazioni è disponibile la guida operativa per il rispetto del principio alla sezione di approfondimento https://italiadomani.gov.it/it/Interventi/dnsh.html#sezione-4al. 

Tutte le misure del PNRR devono soddisfare il principio di “non arrecare danno significativo agli obiettivi ambientali” (DNSH), con riferimento al sistema di tassonomia delle attività ecosostenibili indicato all’articolo 17 del Regolamento (UE) 2020/852. Il Regolamento, infatti, individua sei criteri per determinare come ogni attività economica contribuisca in modo sostanziale alla tutela dell’ecosistema, senza arrecare danno a nessuno degli obiettivi ambientali. Per maggiori informazioni è disponibile la pagina di approfondimento https://italiadomani.gov.it/it/Interventi/dnsh.html. 

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Ammissibilità della spesa

In assenza di disposizioni comunitarie e nazionali specifiche in tema di ammissibilità dei costi afferenti interventi/progetti inseriti nei Piani Nazionali di Ripresa e Resilienza finanziati nell’ambito del Dispositivo RRF di cui al Reg. UE 241/2021, l’attuale quadro regolatorio cui fare riferimento è rappresentato dalla normativa nazionale vigente relativa ai Fondi Strutturali e di Investimento Europei (Fondi SIE) e, nello specifico, al DPR nr. 22 del 5 febbraio 2018 che reca criteri di ammissibilità delle spese riferiti alla programmazione dei fondi SIE 2014-2020 e al Regolamento UE 1303/2013 salvo ulteriori e specifiche disposizioni inerenti il PNRR e/o più restrittive previste all’interno dei dispositivi attuativi (decreti, bandi, avvisi pubblici, etc..) 

L’importo dell’IVA non è incluso nella quantificazione dei costi degli interventi PNRR trasmessa alla Commissione Europea (cfr. stima dei costi totali del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza).

 L’importo dell’IVA è però rendicontabile a livello di progetto se e nei limiti in cui tale costo possa ritenersi ammissibile ai sensi della normativa nazionale e comunitaria di riferimento vigente. Sul punto, si può far riferimento all’art. 15 c. 1 del DPR 22/2018 per i fondi SIE 2014-2020 secondo cui “l’IVA realmente e definitivamente sostenuta dal beneficiario è una spesa ammissibile solo se questa non sia recuperabile, nel rispetto della normativa nazionale di riferimento”. 

Come anche precisato nelle Istruzioni tecniche di cui alla Circolare MEF-RGS del 14 ottobre 2021, n. 21 “tale importo dovrà quindi essere puntualmente tracciato per ogni progetto nei relativi sistemi informativi”.

Salvo diversa indicazioni più restrittive presenti negli dispositivi attuativi (decreti, bandi, avvisi pubblici, etc..), l’acquisto di beni immobili quali edifici o terreni costituisce una spesa rendicontabile sul Progetto PNRR qualora risulti essenziale/strumentale per l’attuazione dell’intervento e per il perseguimento degli obiettivi di progetto, purché sia pertinente e direttamente connessa all’intervento e nei limiti in cui tale costo possa ritenersi ammissibile ai sensi della normativa nazionale e comunitaria di riferimento vigente. 

Per quanto concerne l'acquisto di edifici già costruiti, si ritiene tale spesa ammissibile purché la stessa sia direttamente connessa all'operazione in questione nei limiti dell’importo indicato da specifica perizia giurata redatta ai sensi dell’art 18 lett a) del DPR del 5 febbraio 2018 n. 22 e nel rispetto delle ulteriori condizioni stabilite dall’art 18 lett b), c), d), e) dello stesso Decreto.Per quanto concerne l’acquisto di terreni si può far riferimento a quanto previsto dall’art 17 del DPR 5 febbraio 2018 n. 22 secondo cui l’acquisto di terreni rappresenta una spesa ammissibile alle seguenti condizioni:

a) sussiste un nesso diretto fra l’acquisto del terreno e gli obiettivi dell’operazione;

b) la percentuale rappresentata dall’acquisto del terreno non supera il 10% della spesa totale ammissibile dell’operazione considerata, con l’eccezione dei casi espressamente menzionati ai commi 2 (siti in stato di degrado e per quelli precedentemente adibiti ad uso industriale che comprendono edifici) e 3 (operazioni a tutela dell'ambiente) dall’art. 17 del DPR 5 febbraio 2018 n. 22; 

c) si presenti una perizia giurata di parte, redatta da un valutatore qualificato secondo le disposizioni europee e nazionali vigenti, nonché dei codici di condotta, indipendente o, debitamente autorizzato che attesti il valore di mercato del terreno, solo nei casi in cui non sia possibile averne conoscenza in modo diverso.

Sono fatti salvi particolari criteri di ammissibilità delle spese e/o eventuali condizioni e limiti più restrittivi previsti dai dispositivi attuativi specifici (es. Avvisi/Bandi) o, nel caso di aiuti di stato, dalla decisione di autorizzazione dell’aiuto della CE o dai Regolamenti di esenzione.

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Gestione finanziaria

No, non è permesso l’utilizzo trasversale dei finanziamenti. È tuttavia possibile un impiego flessibile delle risorse all’interno della medesima linea di intervento nel limite massimo consentito dal budget assegnato e nel rispetto del quadro economico finanziario previsto per l’intervento.

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Attivazione e attuazione progettuale

Il CUP deve essere associato al livello di singolo progetto finanziato, identificandolo in maniera univoca all’interno del Sistema di Monitoraggio degli Investimenti Pubblici italiani.

Il progetto, per come anche stabilito nel DPCM monitoraggio del 15 settembre 2021, rappresenta la principale entità del monitoraggio quale unità minima di rilevazione delle informazioni di natura anagrafica, finanziaria, procedurale e fisica. Nell’accezione descritta il Codice Unico di Progetto (CUP) è il codice che identifica un progetto d’investimento pubblico e non si riferisce, quindi, alle singole tipologie di intervento.

La sua richiesta è obbligatoria per i progetti realizzati che utilizzano risorse provenienti da bilanci di enti pubblici o di società partecipate, direttamente o indirettamente, da capitale pubblico e quelli realizzati con operazioni di finanza di progetto, "pura" o "assistita", o comunque che coinvolgono il patrimonio pubblico, anche se realizzati con risorse private. I progetti possono consistere in:

- lavori pubblici (come individuati dal nuovo codice degli appalti);
- incentivi a favore di attività produttive,
- contributi a favore di soggetti privati, diversi da attività produttive;
- acquisto o realizzazione di servizi (ad esempio corsi di formazione e progetti di ricerca);
- acquisto di beni finalizzato allo sviluppo;- sottoscrizione iniziale o aumento di capitale sociale (compresi spin off), fondi di rischio o di garanzia.

Il CUP è anche uno dei principali strumenti adottati per garantire la trasparenza e la tracciabilità dei flussi finanziari, per prevenire eventuali infiltrazioni criminali e, in particolare, per il Monitoraggio Finanziario delle Grandi Opere, MGO.

Il CUP è rilasciato dal DIPE (Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica) attraverso il sistema CUP accessibile al seguente link: https://cupweb.rgs.mef.gov.it/CUPWeb/home_cup.jsp 

La responsabilità della richiesta del CUP è attribuita, di norma, al Soggetto titolare del progetto di investimento pubblico cui compete l’attuazione degli interventi e quindi, in ambito PNRR, al Soggetto Attuatore responsabile della realizzazione del progetto finanziato.La responsabilità della richiesta del CUP può variare a seconda della natura dell’intervento finanziato e in relazione alle diverse situazioni e particolarità attuative che si possono presentare. In linea generale il CUP deve essere richiesto da:

- per i lavori pubblici dalla stazione appaltante, anche se privata, o dal soggetto concessionario, nel caso di operazioni di finanza di progetto;
- per i progetti di ricerca dall’ente pubblico che realizza il progetto (anche se le fonti di finanziamento sono private)
- per gli interventi di acquisto di beni o realizzazione di servizi dal il soggetto pubblico che decide in merito all’acquisto o alla realizzazione;
- per le concessioni di incentivi a unità produttive o contributi a soggetti diversi da unità produttive (ad esempio, persone fisiche o associazioni non profit), il CUP deve essere richiesto dall’Amministrazione pubblica che decide quali sono i beneficiari dei contributi, o dalle società private incaricate dall’Amministrazione pubblica competente di gestire fondi pubblici per la concessione di incentivi o contributi.

Sono scaricabili al seguente link https://italiadomani.gov.it/it/news/pubblicata-la-guida-operativa-per-il-rispetto-del-do-no-signific.html le Linee Guida che definiscono modalità e requisiti da rispettare sui principi e sulle priorità trasversali del PNRR per poter accedere ai finanziamenti e che le amministrazioni titolari dell’attuazione delle misure devono inserire nei bandi emanati con le risorse del Piano. Le  imprese che parteciperanno ai bandi e che  forniranno beni e servizi o risulteranno aggiudicatarie di lavori pubblici finanziati dal PNRR, dovranno attenersi ai requisiti che riguardano il principio “Do No Significant Harm (DNSH)” (si veda Circolare MEF-RGS del 30 dicembre 2021, n. 32), secondo il quale nessun investimento sostenuto dal PNRR deve arrecare danno agli obiettivi ambientali e ostacolare la mitigazione dei cambiamenti climatici, e le priorità trasversali relative alle pari opportunità generazionali e di genere, con specifica attenzione al miglioramento dei tassi di occupazione femminile e giovanile.Si segnala che, nella maggior parte dei casi, la normativa nazionale di riferimento è già conforme ai principi DNSH e sono previste nell’ordinamento nazionale certificazioni ambientali idonee. Nel caso in cui il DNSH imponga requisiti aggiuntivi, essi sono evidenziati nelle schede tecniche allegate alla già citata Circolare MEF-RGS del 30 dicembre 2021, n. 32. Per perseguire le finalità riguardanti le pari opportunità, generazionali e di genere, insieme all’inclusione lavorativa delle persone con disabilità, le relative Linee Guida pubblicate in Gazzetta Ufficiale definiscono puntualmente, e trasversalmente alle missioni e agli avvisi del PNRR, le modalità e i criteri da applicare con l’indicazione di misure premiali e le clausole da prevedere nei bandi differenziate per settore, tipologia e natura del contratto o del progetto (DPCM 7 dicembre 2021).

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