Il principio DNSH

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Quesiti di carattere generale sull'applicazione del principio 

È un requisito richiesto dal Regolamento sul Recovery Fund. 

Tuttavia non tutte le attività hanno necessariamente il potenziale di arrecare un danno significativo (ad es, l’assunzione di personale per il supporto agli uffici giudiziari). Pertanto, non tutte le attività avranno delle schede associate, non dovendo verificare specifici vincoli per rispettare il principio DNSH. Nella fase di predisposizione del Piano è stata svolta una verifica preliminare del rispetto del principio DNSH, disponibile nelle schede di autovalutazione. La verifica preventiva potrebbe consistere nella consultazione dei contenuti specifici previsti nella scheda citata. 

Proviamo a rispondere con riferimento a tre potenziali scenari:

 

  • L’investimento prevede che i progetti candidati siano sottoposti ad una valutazione DNSH specifica, come specificato nei Target & Milestones; 
  • L’investimento è connesso ad es. con i Piani Urbani integrati e dovrà essere accompagnato da una specifica DNSH rispetto ai 6 obiettivi ambientali;
  • Qualora nella domanda ci si stia riferendo ad un avviso emesso da soggetto attuatore centrale, suggeriamo, ove necessario, di prevedere sin dall'avviso lo svolgimento di una DNSH specifica. 

Inoltre, la stazione appaltante può richiedere singole dichiarazioni per ciascun requisito tassonomico previsto per ciascun obiettivo. Una analisi di applicabilità/non applicabilità e conformità/non conformità ai singoli criteri, sotto forma di semplice auto-dichiarazione. In tale contesto, si può richiedere all’offerente che si organizzi per conservare la documentazione di supporto alla valutazione DNSH, che potrà essere richiesta nell’ambito di verifiche/audit, da parte dell’Amministrazione. 

Uno strumento potrebbe essere la scheda di autovalutazione utilizzata per la verifica preliminare del rispetto DNSH, applicata allo specifico intervento, predisposta dal soggetto offerente.

I criteri DNSH sono impliciti nella stima economica presentata dalle amministrazioni nell’ambito dei finanziamenti che sono inclusi nel PNRR. L’obiettivo è quello di assicurare la conformità degli interventi e pertanto non sono previsti ulteriori costi e/o premi per gli adempimenti alla DNSH.

La Guida è scaricabile dal sito ufficiale di Italia Domani, nella sezione dedicata al principio DNSH. In questa pagina è presente una parte dedicata alla «Guida operativa per il rispetto del principio DNSH» dove è indicato il link per scaricare la Guida e le checklist di verifica per ogni scheda. 

I due regimi previsti nel nostro Piano nazionale sono:

 

  • Regime 1: contributo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici; 
  • Regime 2: Do No Significant Harm.

Il regime è stato scelto in fase di predisposizione del Piano Nazionale, sulla base dei tag previsti dall’All. VI del Regolamento istitutivo del Recovery Fund. Pertanto, se l’intervento rientra in un investimento che ricade nel 37% del Piano Nazionale volto alla transizione ecologica, per il suo contributo alla mitigazione dei cambiamenti climatici, dovrà essere rispettato il Regime 1. Allo stesso modo, qualora l’autovalutazione dell’intervento avesse previsto dei criteri per la mitigazione dei cambiamenti climatici, l’intervento ricadrà in Regime 1. Tale scelta è illustrata nelle schede di autovalutazione del principio DNSH, alla voce “mitigazione dei cambiamenti climatici”. La determinazione del regime avviene infine in base all’iniziativa specifica dell’intervento, in particolare per i casi in cui sono previste diverse iniziative specifiche da un solo intervento, con diversi contributi alla mitigazione ai cambiamenti climatici. 

Le check list sono volte a permettere alle stazioni appaltanti di identificare gli elementi preliminari e successivi che permettono la verifica del principio DNSH per ciascun obiettivo ambientale e che pertanto dovranno essere disponibili nell’ambito dell’iniziativa. 

Dipende dal grado di aggiornamento dei criteri ambientali minimi e dai criteri di vaglio tecnico da rispettare secondo il Regolamento della Tassonomia. Infatti, gli atti del Green Public Procurement dell’UE contengono dei criteri più recenti rispetto ai CAM nazionali, poiché i GPP sono sottoposti, a livello europeo, ad aggiornamenti regolari, in linea con l’evoluzione delle migliori pratiche del settore. Inoltre, il Regolamento della Tassonomia e i relativi criteri di vaglio tecnico sul principio DNSH hanno introdotto dei nuovi elementi (es. analisi rischio climatico), che finora non erano stati presi in considerazione né dai criteri ambientali minimi né tantomeno da altre normative nazionali/comunitarie disponibili. Pertanto, la conformità ai criteri ambientali minimi potrebbe non essere condizione sufficiente ad esaurire la piena conformità al principio DNSH. 

Le registrazioni e le slide saranno rese disponibili sul sito Italia Domani. 

Non è prevista una percentuale DNSH. La stima economica dell'Investimento presente nel Piano ha già preso in considerazione tale aspetto.

 

La conformità al principio DNSH si basa su una valutazione dicotomica che prevede:

 

  • il «rispetto del principio DNSH»;
  • Il «non rispetto del principio DNSH».

È applicabile. La Guida operativa è uno strumento che permette di garantire la corretta applicazione del principio DNSH, il cui rispetto è necessario per tutte le misure previste dal PNRR.   

Il principio DNSH è un principio introdotto a livello comunitario ed esplicitato dal Regolamento sulla Tassonomia. Ancorché inizialmente rivolto alle attività economiche, sarà introdotto in maniera trasversale anche su altri progetti, quali ad esempio quelli afferenti al prossimo ciclo dei Fondi Strutturali.

La Mappatura proposta si basa sulle Narrative del nostro Piano, e pertanto si propone come un’indicazione non mandatoria. Sarà cura dell’Amministrazione selezionare le schede applicabili più adeguate.
Per gli Investimenti del Piano per i quali è stato indicato dalle Amministrazioni un tagging climatico, gli interventi dovranno prevedere un «contributo sostanziale» agli obiettivi ambientali.Solo nel caso dell’obiettivo della mitigazione dei cambiamenti climatici, l'intervento dovrà prevedere interventi riconducibili al regime 1.

Il principio DNSH è il Regime minimo per tutte le misure del PNRR, così come specificato nel Regolamento 2021/241 che istituisce il dispositivo per la ripresa e la resilienza.  All’articolo 5 «Il dispositivo finanzia unicamente le misure che rispettano il principio «non arrecare un danno significativo».

Per gli Investimenti del Piano per i quali è stato indicato dalle Amministrazioni un tagging climatico, gli interventi dovranno prevedere un «contributo sostanziale» agli obiettivi ambientali. Solo nel caso dell’obiettivo della mitigazione dei cambiamenti climatici, l'intervento ricadrà dovrà prevedere interventi riconducibili al regime 1.

 

In assenza di capitolati e disciplinari specifici ci si potrà avvalere dei: 

  • CAM
  • Normali capitolati integrati, ove necessario, con vincoli DNSH, previsti dalle Schede tecniche

 

FAQ in ambito di edilizia

Il principio DNSH si applica alla formulazione di bandi di gara da parte degli Enti Pubblici. La Guida operativa per il rispetto del principio DNSH, alla quale si rimanda, nasce proprio per spiegare come inserire i vincoli DNSH nella formulazione dei bandi, ovvero quali sono i requisiti «ex -ante» e «ex -post» da sottoporre a verifica per l’ottenimento del finanziamento e per la successiva verifica del rispetto del principio DNSH. In accordo alle indicazioni riportate dalla «Mappatura di correlazione fra Investimenti - Riforme e Schede Tecniche» di cui alla Guida operativa, gli interventi di messa in sicurezza, di cui all’art. 139 della Legge 145/2018, possono rientrare indicativamente negli investimenti M2C4 - Inv. 2.2, per cui ci si può riferire, ad esempio, alle schede 2 – Ristrutturazione Edifici e 5 – Interventi Edili e Cantieri Generici. Inoltre, la mappatura contiene una individuazione preliminare in base alla descrizione generale dell’intervento. Gli interventi,nello specifico, possono coinvolgere anche altre schede.

In assenza di capitolati e disciplinari specifici ci si potrà avvalere dei:  

  • CAM; 
  • Normali capitolati integrati, ove necessario, con vincoli DNSH, previsti dalle Schede tecniche.

Al fine di rendere attuali i vincoli DNSH, si suggerisce di introdurre tutti i criteri ex-ante fin dalle fasi preliminari dell’iniziativa. 

È necessario applicare anche la Scheda 12, sapendo però che alcuni vincoli, come ad esempio quello relativo all'adattamento ai cambiamenti climatici, non sono da applicare due volte, o che altri vincoli, come quello connesso alla protezione della biodiversità, potrebbero essere "non applicabili" in base alla natura dell'intervento (se si ha  in progetto di installare dei pannelli fotovoltaici sul tetto di un edificio, non è previsto un  cambiamento della destinazione d'uso dei suoli e perciò quel vincolo non sarà da  verificare) Tuttavia, è doveroso ricordare che la Scheda 12 si applica esclusivamente agli impianti che generano elettricità a partire dalla tecnologia fotovoltaica (PV) di potenza superiore a 1 MW.

Il consumo di suolo (se, ad esempio, dovesse essere stato inteso come cementificazione ) sfortunatamente non rientra tra i danni all’ambiente indentificati dalla Tassonomia Europea. L'unico riferimento simile è l'impossibilità di modificare la destinazione d'uso del suolo per i terreni agricoli e la necessità di verificare la sussistenza di particolarità territoriali per le aree sensibili sotto il profilo della biodiversità o in prossimità di esse, mitigando i potenziali impatti negativi. 

Tale aspetto coinvolge tutti gli investimenti che hanno recepito Progetti in essere.  

È necessario rintracciare nei requisiti richiesti elementi che possano dimostrare il rispetto del Principio DNSH. 

In alcuni casi, quali ad es. il Superbonus, gli interventi della Protezione Civile, gli interventi del Ministero dell'Istruzione, sono state adottate, a livello centrale, delle specifiche check list.

La deroga ai vincoli è possibile qualora questi non si applichino o non potendo applicarsi all'attività in oggetto. Tuttavia, la deroga dovrà essere motivata. 

Nella presentazione di candidatura è necessario specificare come l'intervento prevede di rispettare i vincoli DNSH descritti nelle schede.  È corretto usare quelle schede, ma la mappatura è indicativa, perciò bisogna controllare che l'intervento in questione non preveda attività ulteriori o diverse.  Devono essere rispettate le previsioni ex-ante in fase progettuale e, in seguito, occorrerà dimostrare il rispetto dei requisiti ex-post. Se con "incida positivamente", si intende "contribuisce sostanzialmente (esclusivamente alla mitigazione dei cambiamenti climatici)". La risposta è affermativa e, la stessa impostazione può essere adottata rispettando i criteri del Regime 1. 

1) Fermo restando l’applicabilità del DM 26 giugno 2015, l’attribuzione del Regime 1 agli investimenti del Piano è avvenuta in quei casi in cui l'investimento è stato taggato con un coefficiente di contributo sostanziale alla mitigazione dei cambiamenti climatici e, pertanto, rientra in quel 37% obbligatorio per l’approvazione del Piano. È possibile che nell’ambito di investimenti per i quali non sia stato selezionato il contributo sostanziale, e che pertanto ricadono nel Regime 2, vi siano attività che per loro natura contribuiscono sostanzialmente alla mitigazione dei cambiamenti climatici ai sensi del Regolamento sulla Tassonomia. In tal caso, potranno essere validamente adottati i criteri del Regime 1. Pertanto, si applicherà il Regime 1 alle attività di ristrutturazione energetica, mentre il Regime 2 in caso di ristrutturazione non a fini energetici, ad es di un edificio storico, del recupero di un centro storico, ecc.

 

2) Il vincolo di valutazione dell'adattamento si applica a tutte le attività che potrebbero influire negativamente sul livello attuale o futuro di adattamento e/o adattabilità (intesa come capacità di adattamento) ai cambiamenti climatici e, pertanto, anche alle attività di ristrutturazione. La documentazione citata è riportata come appendice alla Guida operativa per comodità.  

 

3) Con riferimento alla redazione del Piano di Gestione dei Rifiuti, di cui al Dm 11 ottobre 20217 -CAM-punto 2.5.3, è opportuno che questo sia predisposto dal beneficiario dall’iniziativa ed accompagni l’opera finanziata con i fondi dell’iniziativa.  

 

4) Con riferimento alla "Prevenzione e riduzione dell'inquinamento”, devono essere focalizzati gli aspetti,  anche richiamati dai CAM, relativi a: rimozione di sostanze pericolose, quali ad es l’amianto, che dovrà essere rimosso nel rispetto del quadro normativo  nazionale: il divieto di utilizzo di materiali contenenti sostanze preoccupanti come da Regolamento Reach o normative nazionali, come ad es per la formaldeide; L’adozione di tutte le buone praticare per contenere l’emissione di fumi, polveri e, rumore, dal cantiere. 

Il criterio DNSH prevede che «Almeno il 70% in peso dei rifiuti non pericolosi ricadenti nel Capitolo 17 Rifiuti delle attività di costruzione e demolizione (escluse le terre provenienti da siti contaminati), deve essere avviato a recupero (attività R1-R13)».  

Nello specifico l’obiettivo del D.P.R. n. 120/2017 è quello di sottrarre, al ricorrere degli elementi previsti, le terre e le rocce da scavo dalla normativa sui rifiuti, considerandole un sottoprodotto immediatamente riutilizzabile.  

Inoltre, i criteri ambientali minimi per l’affidamento di servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici, prevedono al punto 2.5.1 Demolizioni e rimozione dei materiali i requisiti seguenti:  

nei casi di ristrutturazione, manutenzione e demolizione, almeno il 70% in peso dei rifiuti non pericolosi generati durante la demolizione e rimozione di edifici, parti di edifici, manufatti di qualsiasi genere presenti in cantiere, ed escludendo gli scavi, deve essere avviato a operazioni di preparazione per il riutilizzo, recupero o riciclaggio. 

Il piano di caratterizzazione ambientale del sito è un requisito tassonomico. La caratterizzazione prevede una anamnesi preliminare delle attività svolte in sito volta ad individuare la presenza di eventuali sorgenti, che nel caso proposto, potrebbe essere rappresentato dai serbatoi interrati a gasolio asserviti all’impianto termico. 

Le Schede 1 e 2 si applicano esclusivamente agli edifici residenziali e non residenziali. Per quanto riguarda le altre opere di costruzione e cantierizzazione diverse, si può fare riferimento alla Scheda 5. 

Per i massimali detraibili si può far riferimento alla Tabella all’Allegato B al Decreto Superbonus 2020 (Decreto 6 agosto 2020, “Requisiti tecnici per l'accesso alle detrazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici - cd. Ecobonus”).  Per l’impegno economico previsto, si necessita di una valutazione di fattibilità sito-specifica, a cura del progettista.

I vincoli DNSH si applicano esclusivamente alle attività coinvolte nell’ambito dei lavori o impattate da essi. Nel caso in cui non fosse prevista una sostituzione di caldaia nell’ambito dei lavori, non si applicherà un requisito DNSH sulla caldaia. 

l requisito della distanza di approvvigionamento è previsto dai CAM, secondo le modalità correttamente citate nella domanda. Non è ancora un requisito previsto dalla tassonomia.

L’APE ex-ante è obbligatorio per dimostrare la riduzione di fabbisogno di energia primaria del 30%. L’inserimento dell’attestato nel sito della regione non è necessario. 

I criteri DNSH previsti per l’obiettivo ambientale della prevenzione dell’inquinamento connesso con la caratterizzazione del sito sono applicabili in caso di demolizione e ricostruzione dell’edificio. In tal caso, dovrà considerarsi anche l’intera area asservita all’edificio. 

Per la costruzione o ristrutturazione degli edifici (residenziali o non) bisogna applicare la Scheda 1 o 2 e non la Scheda 5, relativa esclusivamente agli interventi di cantierizzazione generici. Pertanto, la nozione di Campo Base non interviene per le schede applicabili ai cantieri relativi alla realizzazione degli edifici (edilizia scolastica).  

Il rispetto dei criteri DNSH dovrà essere inserito ed integrato nel primo momento utile del procedimento. 

Qualora l’intervento dovesse rientrare nel Regime 1, e non dovesse essere possibile rispettare i requisiti stabiliti nei regolamenti edilizi applicabili per la "ristrutturazione importante", che recepiscono la direttiva sul rendimento energetico degli edifici (EPBD), bisognerà verificare il rispetto del requisito di riduzione del fabbisogno di energia primaria del 30%. 

Il rispetto di tale criterio è previsto esclusivamente per gli interventi di costruzione (Scheda  1) ricadenti nel Regime 1, quindi non si applica anche agli edifici ristrutturati che, qualora dovessero ricadere de Regime 1 e implicare una ristrutturazione importante di primo livello o una demolizione e ricostruzione, dovranno verificare esclusivamente il criterio del raggiungimento del livello NZEB.  

La matrice contiene una individuazione preliminare delle schede in base alla descrizione generale dell’intervento. Gli interventi nello specifico possono coinvolgere anche altre schede non mappate. 

 

Il regime è determinato: 

 

  • dal tagging dell’obiettivo (quando ha un tagging per il contributo ambientale relativo all’obiettivo di mitigazione dei cambiamenti climatici, allora rientra in Regime 1);
  •  dalle scelte nell’autovalutazione (qualora l’autovalutazione dell’intervento contenesse dei criteri riconducibili al contributo sostanziale per la mitigazione dei cambiamenti climatici, ad es, il 20% NZEB);
  • dall’iniziativa specifica, in particolare, per gli interventi in cui confluiscono iniziative molto diverse, che hanno impatti diversi sull’obiettivo della mitigazione dei cambiamenti climatici (ad es efficientamento energetico di edifici VS sicurezza idrogeologica).

 

Sì. La Scheda 5 si applica esclusivamente agli interventi edili e cantieristica generica non connessi con la costruzione/rinnovamento di edifici  e, pertanto, potrebbe non applicarsi al caso in questione, trattandosi di una riqualificazione di edifici residenziali. 

Il regime è determinato:

 

  • dal tagging dell’obiettivo (quando ha un tagging per il contributo ambientale relativo all’obiettivo di mitigazione dei cambiamenti climatici, allora rientra in Regime 1);
  • dalle scelte nell’autovalutazione (qualora l’autovalutazione dell’intervento contenesse dei criteri riconducibili al contributo sostanziale per la mitigazione dei cambiamenti climatici, ad es, il 20% NZEB);
  • dall’iniziativa specifica, in particolare per gli interventi in cui confluiscono iniziative molto diverse, che hanno impatti diversi sull’obiettivo della mitigazione dei cambiamenti climatici (ad es, efficientamento energetico di edifici VS sicurezza idrogeologica).

Considerato l’ultimo criterio di determinazione del regime e vista la natura dell’intervento descritto, è possibile che l’intervento ricada in Regime 2 e non 1.

Se l’investimento per la realizzazione di una “casa della comunità” o “ospedale della comunità” attiene ad una nuova costruzione, nel relativo progetto si dovrà prevedere che la domanda di energia primaria globale non rinnovabile dovrà essere inferiore al 20% della domanda di energia primaria non rinnovabile risultante dai requisiti NZEB (nearly zero-energy building).

Se l’investimento per la realizzazione di una “casa della comunità” o “ospedale della comunità” attiene ad una rifunzionalizzazione di parte di una struttura esistente (ad esempio solo un piano) anche mediante demolizione/ricostruzione di porzioni di edificio, e non all’intero edificio, trovano applicazione le modalità di seguito descritte: 

  • in caso di intervento che investa almeno il 25% della superficie disperdente dell’edificio si dovrà prevedere il rispetto delle norme sull’efficienza energetica degli edifici (Decreto interministeriale 26 giugno 2015), previste per le Ristrutturazione di 1° livello (Allegato 1, Cap. 3, par. 3.3) e per le Ristrutturazione di 2° livello (Allegato 1, Cap. 4, par. 4.2). Qualora non fosse possibile adottare quanto sopra, l’obiettivo dovrà essere una riduzione del 20% della domanda di energia primaria non rinnovabile. Tale processo sarà documentabile mediante un’APE ex ante ed ex post
  • in caso di interventi inferiori al 25% il relativo progetto dovrà comunque prevedere tutti gli interventi possibili che contribuiscono all’efficientamento energetico, quali ad es 

1) aggiunta di isolamento ai componenti dell'involucro esistente, come pareti esterne (compresi i muri verdi), tetti (compresi i tetti verdi), solai, scantinati e piani terra (comprese le misure per garantire la tenuta all'aria, le misure per ridurre gli effetti dei ponti termici e delle impalcature) e prodotti per l'applicazione dell'isolamento all'involucro dell'edificio (compresi i dispositivi di fissaggio meccanico e l'adesivo);
 
 2) sostituzione delle finestre esistenti con nuove finestre efficienti dal punto di vista energetico;

3) sostituzione delle porte esterne esistenti con nuove porte efficienti dal punto di vista energetico;

4) installazione e sostituzione di sorgenti luminose efficienti dal punto di vista energetico;

5) installazione, sostituzione, manutenzione e riparazione di impianti di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell'aria e di riscaldamento dell'acqua, comprese le apparecchiature relative ai servizi di teleriscaldamento, con tecnologie ad alta efficienza;

6) installazione di dispositivi idraulici per cucine e sanitari a risparmio idrico ed energetico conformi alle specifiche tecniche di cui all'appendice E del presente allegato e, nel caso di soluzioni per docce, docce con miscelatore, uscite doccia e rubinetti per doccia che hanno un flusso d'acqua massimo pari o inferiore a 6 litri/min attestato da un'etichetta esistente sul mercato dell'Unione.
 
7) I prodotti connessi all’energia (regolamento UE 2017/1369) dovranno riportare l’etichettatura delle classi superiori (A, B). 

Gli efficientamenti introdotti potranno essere descritti in una relazione che comprenda il Calcolo del risparmio di energia primaria secondo la metodologia ENEA o GSE, piuttosto che un’APE.

Se l’investimento per la realizzazione di una “casa della comunità” o “ospedale della comunità” attiene ad una rifunzionalizzazione di una struttura storica sottoposta a vincolo, compatibilmente con il mantenimento del valore identitario dell’immobile, trovano applicazione le modalità di seguito descritte:

  • in caso di intervento che investa almeno il 25% della superficie disperdente dell’edificio si dovrà prevedere il rispetto delle norme sull’efficienza energetica degli edifici (Decreto interministeriale 26 giugno 2015), previste per le Ristrutturazione di 1° livello (Allegato 1, Cap. 3, par. 3.3) e per Ristrutturazione di 2° livello (Allegato 1, Cap. 4, par. 4.2). Qualora non fosse possibile adottare quanto sopra, l’obiettivo dovrà essere una riduzione del 20% della domanda di energia primaria non rinnovabile. Tale processo sarà documentabile mediante un’APE ex ante ed ex post
  • in caso di interventi inferiori al 25% il relativo progetto dovrà comunque prevedere tutti gli interventi possibili che contribuiscono all’efficientamento energetico, quali ad es:

1) aggiunta di isolamento ai componenti dell'involucro esistente, come pareti esterne (compresi i muri verdi), tetti (compresi i tetti verdi), solai, scantinati e piani terra (comprese le misure per garantire la tenuta all'aria, le misure per ridurre gli effetti dei ponti termici e delle impalcature) e prodotti per l'applicazione dell'isolamento all'involucro dell'edificio (compresi i dispositivi di fissaggio meccanico e adesivo);

2) sostituzione delle finestre esistenti con nuove finestre efficienti dal punto di vista energetico;

3) sostituzione delle porte esterne esistenti con nuove porte efficienti dal punto di vista energetico;

4) installazione e sostituzione di sorgenti luminose efficienti dal punto di vista energetico;

5) installazione, sostituzione, manutenzione e riparazione di impianti di riscaldamento, ventilazione e condizionamento dell'aria e di riscaldamento dell'acqua, comprese le apparecchiature relative ai servizi di teleriscaldamento, con tecnologie ad alta efficienza;

6) installazione di dispositivi idraulici per cucine e sanitari a risparmio idrico ed energetico conformi alle specifiche tecniche di cui all'appendice E del presente allegato e, nel caso di soluzioni per docce, docce con miscelatore, uscite doccia e rubinetti per doccia che hanno un flusso d'acqua massimo pari o inferiore a 6 litri/min attestato da un'etichetta esistente sul mercato dell'Unione.

7) I prodotti connessi all’energia (regolamento UE 2017/1369) dovranno riportare l’etichettatura delle classi superiori (A, B).

Gli efficientamenti introdotti potranno essere descritti in una relazione che comprenda il Calcolo del risparmio di energia primaria secondo la metodologia ENEA o GSE, piuttosto che un’APE.

Per quanto riguarda l’analisi di adattamento ai cambiamenti climatici la prima linea guida da seguire è l’Appendice A dell’allegato 1 del Regolamento della tassonomia, riportata per comodità come appendice alla Guida Operativa. La comunità europea e altri istituti hanno pubblicato numerose linee guida su come svolgere l’analisi di adattabilità che riportiamo di seguito: 

Il rispetto dei criteri ambientali minimi comporta il rispetto automatico di alcuni dei vincoli DNSH previsti per le attività di costruzione (scheda 1) o ristrutturazione (scheda 2) degli edifici. Tuttavia, il Regolamento sulla Tassonomia, e di conseguenza il principio DNSH, introducono ulteriori aspetti che non sono verificati automaticamente con il rispetto dei CAM, quali ad es:

  • Identificazione delle attività volte al contributo sostanziale ai 6 obiettivi ambientali;
  • Aspetti specifici quali, ad esempio, la valutazione del rischio climatico e della vulnerabilità.

FAQ in ambito di gestione dei rifiuti  

L’autovalutazione si è basata sui criteri contenuti nel documento tecnico che è servito come base per la definizione dei criteri di vaglio tecnico del Regolamento della Tassonomia. Questi criteri sono stati sottoposti a una revisione prima di essere approvati ufficialmente dalla Commissione Europea e formalizzati negli atti delegati. Questi ultimi sono stati utilizzati per la redazione della Guida operativa, in quanto più aggiornati e leggermente diversi rispetto al documento tecnico. 

In un primo momento sarà utile compilare la check list della Scheda 29 per i requisiti ex -ante. Tuttavia, sarà ugualmente necessario dimostrare la corretta applicazione dei vincoli DNSH definiti alla Scheda 29, e, per verificarne l’attuazione, assicurando la corretta archiviazione della documentazione necessaria come evidenza in caso di audit. 

La Matrice contiene una individuazione preliminare. Gli interventi nello specifico possono coinvolgere anche altre schede. 

Il criterio DNSH prevede che «Almeno il 70% in peso dei rifiuti non pericolosi ricadenti nel Capitolo 17 Rifiuti delle attività di costruzione e demolizione (escluse le terre provenienti da siti contaminati), deve essere avviato a recupero (attività R1-R13)». Nello specifico, l’obiettivo del D.P.R. n. 120/2017 è quello di sottrarre, al ricorrere degli elementi previsti, le terre e le rocce da scavo dalla normativa sui rifiuti, considerandole un sottoprodotto immediatamente riutilizzabile. Nello specifico, la Scheda 5 recepisce le indicazioni tassonomiche dell’Allegato 1 punto 6.14, differenziando la gestione delle terre e rocce da scavo da quella dei rifiuti. 

Nella Scheda 5 della Guida operativa, per la parte di economia circolare, sono indicati due diversi punti: uno dedicato alla gestione dei rifiuti e un altro per la gestione delle terre e rocce da scavo. Il primo punto, quello relativo alla gestione dei rifiuti non pericolosi, non ricomprende la gestione delle terre e rocce da scavo, che pertanto non rientrano nel computo del 70% in peso da inviare a recupero. 

Per quanto riguarda l’analisi di adattamento ai cambiamenti climatici la prima linea guida da seguire è l’Appendice A dell’allegato 1 del Regolamento della tassonomia, riportata per comodità come appendice alla Guida Operativa. La comunità europea e altri istituti hanno pubblicato numerose linee guida su come svolgere l’analisi di adattabilità che riportiamo di seguito:

 

Per il Piano di gestione dei rifiuti ed il Piano di cantierizzazione, in assenza di indicazioni specifiche espresse da Amministrazioni nell’ambito di procedimenti ambientali, quali ad es. la VIA, si possono validamente seguire le indicazioni previste  dai Criteri Ambientali Minimi relativi all’edilizia.  La Linea guida più completa sul PAC è stata pubblicata dalla Regione Toscana.

FAQ in ambito di altri interventi

La matrice contiene una individuazione preliminare in base alla descrizione generale dell’intervento. Gli interventi nello specifico possono coinvolgere anche altre schede. 


Il regime è determinato:

 

  • dal tagging dell’obiettivo (quando ha un tagging per il contributo ambientale relativo all’obiettivo di mitigazione dei cambiamenti climatici, allora rientra in Regime 1);.
  • dalle scelte nell’autovalutazione (qualora l’autovalutazione dell’intervento contenesse dei criteri riconducibili al contributo sostanziale per la mitigazione dei cambiamenti climatici,ad esempio, il 20% NZEB); 
  • dall’iniziativa specifica, in particolare, per gli interventi in cui confluiscono iniziative molto diverse, che hanno impatti diversi sull’obiettivo della mitigazione dei cambiamenti climatici (ad esempio: efficientamento energetico di edifici VS sicurezza idrogeologica.

La normativa del PNRR prevede che nessuna misura arrechi danno significativo agli obiettivi ambientali. Uno degli obiettivi è quello dell’uso sostenibile e della protezione delle acque e delle risorse marine, e comporta che nessun intervento nuoccia:
 

  • al buono stato o al buon potenziale ecologico di corpi idrici, comprese le acque di superficie e sotterranee; .
  • al buono stato ecologico delle acque marine;  L’appendice B del Regolamento delegato della Tassonomia, specifica i criteri DNSH generici per l'uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine come segue:  “I rischi di degrado ambientale connessi alla conservazione della qualità dell'acqua e alla prevenzione dello stress idrico sono individuati e affrontati con l'obiettivo di conseguire un buono stato delle acque e un buon potenziale ecologico”.

Il percorso può essere così declinato:
 
1) individuare le attività economiche;
2) definire il regime per quella principale; 
3) applicare i vincoli DNSH corrispondenti. 

Il regime è determinato:

 

  • dal  tagging dell’obiettivo (quando ha un tagging per il contributo ambientale relativo all’obiettivo di mitigazione dei cambiamenti climatici, allora rientra in Regime 1); 
  • dalle scelte nell’autovalutazione (qualora l’autovalutazione dell’intervento contenesse dei criteri riconducibili al contributo sostanziale per la mitigazione dei cambiamenti climatici, ad esempio, il 20% NZEB); 
  • dall’iniziativa specifica, in particolare, per gli interventi in cui confluiscono iniziative molto diverse, che hanno impatti diversi sull’obiettivo della mitigazione dei cambiamenti climatici (ad esempio: efficientamento energetico di edifici VS sicurezza idrogeologica).

Quanto richiesto non è applicabile.  

Quanto richiesto non è applicabile.

Non tutte le attività economiche hanno dei criteri specifici definiti da tassonomia, tuttavia, in base alla specificità dell’intervento, potrebbe applicarsi la Scheda 18 Realizzazione infrastrutture per la mobilità personale, ciclologistica. 

Il Regime identificato per tali misure è il Regime 2, in quanto queste misure non contribuiscono sostanzialmente all’obiettivo di mitigazione dei cambiamenti climatici. 

Qualora non fosse possibile indentificare uno specifico intervento sarà necessario svolgere un’analisi al fine di individuare i vincoli da rispettare per il principio DNSH. Potrebbe essere utile la Scheda 26 Finanziamenti a imprese e ricerca, altrimenti il percorso potrebbe essere così declinato:

1) individuare le attività economiche, 
2) definire il regime per quella principale, 
3) applicare i vincoli DNSH
corrispondenti 

1) Confermiamo che, applicando come determinante del regime l’ultimo punto, ossia il tipo di iniziativa specifica, l’intervento in questione sembrerebbe rientrare in Regime 2. Tuttavia, il Regime 2 non esonera dall’applicazione dei vincoli DNSH individuati per l’attività rispetto agli obiettivi ambientali. Infatti, non sarà sufficiente certificare che non ci sia un impatto significativo ma bisognerà verificare il rispetto dei vincoli previsti dalla scheda 2, relativa alle attività di ristrutturazione, per assicurarsi che l’intervento non arrechi danno significativo a nessun obiettivo ambientale. 

2) La documentazione di gara deve riportare i criteri DNSH qualificanti. E’ necessario verificare che requisiti DNSH specifici siano già considerati nella documentazione approvata. Nel caso in cui non fosse il caso, è necessario rintracciare i requisiti DNSH nella documentazione e richiedere eventualmente delle integrazioni ove possibile. 

3) Per ogni intervento devono essere verificati tutti gli obiettivi ambientali che si applicano all’attività economica prevista, dunque a tutti gli interventi per i quali esiste un potenziale di arrecare un danno significativo, mitigato dal rispetto di specifici vincoli definiti per ogni attività nelle schede della Guida Operativa.

FAQ in ambito energia

La Tassonomia prevede la possibilità di costruzione e gestione di impianti per la produzione di calore/freddo esclusivamente a partire da biomassa, biogas o bioliquidi.In tal caso vengono previsti i seguenti criteri di vaglio tecnico per l’obiettivo di mitigazione dei cambiamenti climatici:

Contributo Sostanziale (Regime 1)

 

1) La biomassa agricola utilizzata nell'attività per la produzione di calore e freddo soddisfa i criteri di cui all'articolo 29, paragrafi da 2 a 5, della direttiva (UE) 2018/2001. La biomassa forestale utilizzata nell'attività soddisfa i criteri di cui all'articolo 29, paragrafi 6 e 7, di detta direttiva.

2) La riduzione delle emissioni di gas a effetto serra derivanti dall'uso della biomassa è pari ad almeno l'80 % in relazione alla metodologia di riduzione delle emissioni di gas serra e al relativo combustibile fossile di riferimento di cui all'allegato VI della direttiva (UE) 2018/2001.

DNSH (Regime 2)

L'attività soddisfa le prescrizioni in materia di sostenibilità, riduzione delle emissioni di gas a effetto serra ed efficienza di cui all'articolo 29 della direttiva 2018/2001.

Aspetti critici potrebbero sorgere per l’obiettivo della prevenzione dell’inquinamento e la compatibilità con i piani di risanamento della qualità dell’aria.